Cronaca di un'opera d'arte

Cosa c'è dietro il gol di Cristiano Ronaldo contro la Roma

Scritto da Edoardo Di Nuzzo  | 

Stop, tiro, e palla in buca d’angolo. Stop e tiro in 0.52 secondi. 

Letteralmente mezzo secondo per ricevere un pallone e calciarlo. Provate ad accendere il cronometro del vostro smartphone per vedere quanto effettivamente sia corto un periodo temporale del genere. La porta neanche va guardata, d’altronde se l’hai infilata 763 volte in carriera - di norma - dovresti già sapere dove si trova. Non voglio neanche soffermarmi sul fatto che la parte del corpo usata sia quella che i comuni mortali chiamano “piede debole”, lo stesso piede debole che ormai solo per la EA Sports non è da 5 stars ma solamente da 4, gli utenti del gioco capiranno. 

Un 4 stars weak foot che ha bucato la rete 140 volte in carriera. Sì, cento-quaranta, 1-4-0, con il piede debole. 

Una volta un vecchio saggio diceva “i gol si pesano, non si contano” ecco, per Cristiano andrebbe fatta una classifica a parte: se li vogliamo contare, di fianco al numero balordo e scriteriato di 763 - ripeto, settecento-sessantatré, sette-sei-tre - troviamo la scritta “NUMERO 1 DELLA STORIA DEL GIOCO”. Ah, se leggete altro, non credeteci, i gol di Pelè con il nipotino nel giardino di casa a Três Corações non valgono. Se invece vogliamo pesarli, beh, anche in quel caso direi che sono belli pesantucci: da quando è alla Juventus, Cristiano è 12° nella storia del club per numero di partite decise grazie a un suo gol. 34 partite decise su 88 giocate in bianconero, quasi il 40%. Ma lasciamo perdere un attimo le statistiche perché altrimenti  viene sia a me che a voi un mal di testa bello forte. 

Il gol di sabato con la Roma non può e non deve essere un gol banale. Un destro naturale non è normale che calci così con il mancino. Non può essere un caso che ogni tiro che esce dalle Mercurial Superfly Dragonfly di CR7 molto spesso finisce dietro la linea di porta. Oggi sfatiamo il mito del “si è allenato tanto perciò è così”. Non siamo di fronte ad un “cogito ergo s(i)um”, non è “mi alleno, quindi divento CR7”. Tuo cugino Nuno può anche chiamarti “espaguete” da piccolino, quel fisico lì puoi curarlo quanto vuoi ma se non c’è la mano di Madre Natura non arrivi mai a saltare a 2.56 metri di altezza con la Sampdoria. I tuoi compagni dell’Andorinha e del Nacional possono chiamarti “abelhinha” ma la coordinazione di Cristiano nella falcata e nel fondamentale tecnico del tiro in porta (con entrambi i piedi) è qualcosa di innato. Puoi migliorarlo, sì, ma fidatevi che dietro il robot CR7 c’è più talento puro di quanto si possa immaginare.

Ovviamente, ogni campione generazionale è tale perché riconosce i doni di Madre Natura e decide di coltivarli giornalmente, in maniera ossessiva. Bastano le parole del grandissimo Federico Buffa per racchiudere tutto: 

L'atteggiamento che ha nei confronti del suo fisico, fin da piccolo, è lo stesso che Paganini aveva nei confronti del suo violino; se non lavoro per un giorno, me ne accorgo solo io, ma se non lavoro per più di un giorno se ne accorgeranno anche gli altri. E questo non succederà mai.” 

Ah, scusa il ritardo, tanti auguri Cristiano! 36 candeline sul bacalhau à Braz. 36 che nell’esoterismo significa la manifestazione della Trinità nel mondo reale delle forme. Per altri è unìassociazione al mondo angelico poiché somma dei primi 8 numeri. In altre parole è il numero del cielo. Lo stesso cielo che si rifà alla astronomia dove il 36P/Whipple è una cometa periodica del sistema solare. 

Chiudo, in tema di comete, citando un altro grandissimo, Flavio Tranquillo: “Siamo fortunatissimi testimoni di una epoca storica con uno che passa esattamente le volte in cui passa la cometa di Halley”.


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