La sconfitta di Allegri

Analisi tattica di Juve-Ajax

 

Di Francesco Ferrari

Il day-after di una eliminazione europea è sempre complicato.

A differenza delle ultime eliminazioni, condite da mezze imprese eroiche, quella di ieri è stata una vera e propria disfatta per i ragazzi allenati da Massimiliano Allegri, messi sotto sul piano fisico-mentale-tattico.

Presumibilmente l’idea originale di Allegri è stata impostare una partita non con l’atteso 3-5-2 (visto il recupero di Can) ma con un 4-4-2 con terzini piantati, Can centrocampista centrale di equilibrio, Matuidi esterno sinistro e Bernardeschi esterno destro. Le scelte di Allegri presagivano la partita che poi sarebbe stata, Dybala per Kean in modo da avere il giocatore in grado di abbassarsi per marcare De Jong e allo stesso tempo avere l’ultimo passaggio per finalizzare la riconquista eventuale nella metà campo degli avversari, De Sciglio al posto di Cancelo perché non aveva bisogno dell’uscita palla bassa, non proponendo lo stile di partita dell’andata, e per cercare di limitare le ripartenza di Neres proponendo una catena di destra molto difensiva con Bernardeschi-Can-De Sciglio.

Quando l’Ajax ripartiva dal basso la Juventus posizionava Dybala in marcatura su De Jong (quando il 10 juventino si staccava per andare in pressione su Onana il suo posto lo prendeva Pjanic) Bernardeschi e Matuidi alti sui terzini e il numero 5 della Juventus che marca Schone, anche grazie alla copertura che dietro di lui garantiva un Emre Can in versione “tappabuchi”, lasciando di fatto l’impostazione bassa a Blind. Tutto questo aiutato dai difensori della Juventus che si attaccavano agli attaccanti dell’Ajax a costo di seguirli anche in posizioni molto avanzate del campo.

Questa è stata la chiave del match nella prima mezz’ora del primo tempo, ossia una Juventus molto alta a mettere pressione alla squadra avversaria per non permettergli di palleggiare con troppa facilità e allo stesso tempo tenerli lontani dalla propria porta.

Attenzione però, questo atteggiamento dei bianconeri non era rivolto ad una maggiore potenza di fuoco in fase offensiva, la Juventus non ha mai creato vere e proprie occasioni da goal (tre tiri in porta prima del 33’, due da fuori area parati senza problemi e il goal di Ronaldo su calcio d’angolo) ma a tenere relativamente lontano l’Ajax dalle zone dove poteva fare male.

In pratica Allegri studia un’aggressione più alta per non dover subire i tantissimi scambi stretti e tiri al limite dell’area dei giovani giocatori della squadra olandese, al contrario di quello fatto all’andata dove la Juventus si abbassava molto lasciando palleggiare i biancorossi.

La scelta sembra pagare nei primi 30 minuti di gioco ma richiede un enorme dispendio fisico da parte dei giocatori bianconeri intenti a tenere il ritmo altissimo. Dopo questa prima mezz’ora a buona intensità la Juventus, naturalmente, abbassa il ritmo e l’Ajax inizia a trovare gli scambi e gli spazi che aveva faticato a trovare precedentemente.

Nasce in questo modo il goal del pareggio degli ospiti che capitalizzano grazie a scambi nello stretto ed a una Juventus troppo frettolosa nel salire (facendolo peraltro male) dopo un tiro sbagliato di Ziyech che mette da solo davanti al portiere Van De Beek tenuto in gioco dai difensori bianconeri.

Ecco che i problemi della squadra allenata da Allegri iniziano ad uscire, l’Ajax prende il pallino del gioco complice una Juve che non riesce a essere veramente solida nella fase difensiva bassa e non riuscendo più ad alzare il ritmo come i primi minuti di partita cercando di tenere ancora gli olandesi lontani dalla porta di Szczesny.

Salta all’occhio in questa fase della partita come la Juventus non riesca a gestire il contraccolpo psicologico del goal subito e come l’Ajax abbia accettato il gioco della Juve nella prima mezz’ora senza scomporsi o stancarsi troppo, gestendo e colpendo al momento giusto facendo sempre una costante prestazione di alto livello (in pratica la squadra olandese provava a fare il suo gioco ma quando non ci riusciva per la pressione alta della Juve sembrava pienamente cosciente delle sue capacità e sembrava sapere come difendersi, quando farlo, e come contrattaccare senza andare nel pallone se alcune uscite palla terra venivano intercettate dai giocatori bianconeri).

L’Ajax sembrava la big, la Juventus la squadra di ragazzotti. Ten Hag compie un vero e proprio capolavoro preparando la sua squadra a tutte le situazioni e quando vedono i padroni di casa abbassare il ritmo non hanno paura ad offendere in avanti. La seconda frazione non permette interpretazioni varie, un dominio assoluto degli ospiti. La Juventus deve sostituire l’infortunato Dybala con Kean, in questo modo Allegri avrà una punta che cerca la profondità ma perde il cardine della sua partita, ossia la marcatura di un attaccante su De Jong. Sarà così costretto Pjanic ad avanzare sul centrocampista olandese lasciando molto spazio dietro le sue spalle. L’Ajax in risposta alza il ritmo, l’intensità e la velocità di esecuzione, riempiendo quello spazio libero per trovare il contropiede e fraseggi taglienti.

I padroni di casa non riescono letteralmente a stare dietro ai giovani ragazzi di Ten Hag che producono una mole di gioco impressionante scambiandosi di continuo le posizioni mandando in confusione la preparazione alle marcature dei bianconeri.

Allegri prova a correre ai ripari (dopo essere stato graziato dagli olandesi) passando (con fatica) al 3-5-2 inserendo Cancelo al posto di De Sciglio in modo probabilmente da attaccare con un esterno più offensivo e permettere alla sua squadra di non farsi stoppare sistematicamente nella propria metà campo quando cercava di ripartire.

La partita però per la Juve non migliora e gli ospiti trovano immediatamente il vantaggio in una situazione quasi agli antipodi rispetto a ciò che tutti si sarebbero aspettati, su calcio d’angolo. I giocatori in maglia bianconera perdono la marcatura a uomo sul giocatore più pericoloso di testa e vengono puniti.

Da qui in avanti è una disfatta vera e propria, nessuna idea di come trovare il goal, nessun pallone veramente giocabile, nessuna impostazione offensiva che non sia il cross in area, la Juve è in ginocchio e tutti i limiti visti durante la stagione vengono alla luce nella partita più importante della stagione.

Il calcio, quello giocato, ha vinto, gli ultimi minuti di partita sono senza storia, senza vere occasioni se non dei contropiede non sfruttati dai giocatori dell’Ajax. La preparazione alla partita è stata errata, la presunzione di reggere i ritmi dei biancorossi ha contribuito alla disfatta ma il vero problema è stato quello visto e rivisto per tutta la stagione, ossia quella mancanza di idee offensive che in partite così viene evidenziata in maniera esponenziale.

La Juventus è fuori dalla Champions League con la consapevolezza di non avere mai veramente sfruttato tutte le sue potenzialità e soprattutto il suo fuoriclasse con la maglia numero 7. L’Ajax d’altro canto va in semifinale meritatamente contribuendo alla peggiore dèbâcle dell’era Allegri in Champions. Peccato, peccato davvero, ma complimenti alla squadra di Ten Hag, che elimina Real e Juve giocando a calcio, con gli schemi, non una cosa da tutti.


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