Minimiliano Allegri

Un profilo del mister dopo la lettura del suo libro

 

Di Simone Avsim

Il meno allegriano di tutti gli allegriani è Massimiliano Allegri. Nomen omen solo in parte, perché se di “allegro” e spensierato il tecnico livornese ha molto, di massimalista ha ben poco. Parafrasando simpaticamente – senza alcun intento ingiurioso, sia chiaro – il suo nome di battesimo, potremmo proprio finire col chiamarlo Minimiliano.

Cosa pensa davvero, chi è veramente, come lavora e come approccia alla vita l’attuale allenatore della Juventus è scritto nel suo libro, edito da Sperling & Kupfer, uscito nelle librerie lo scorso 9 aprile con un titolo che dice tutto: “E’ molto semplice”.

L’avesse scritto prima questo libro ci saremmo forse evitati moltissime discussioni, anche parecchio accese, andate in scena nell’enorme calderone social della tifoseria juventina: da una parte gli “allegriani” pronti a difendere Max da ogni ed eventuale osservazione critica, dall’altra i critici spesso confusi tra chi non ha lesinato al mister insulti e volgarità (nel mezzo, forse, quelli a cui importa poco di questa diatriba).

E davvero Allegri è diventato col tempo sempre più un argomento di discussione, fino a rappresentare – non vi è dubbio su questo – l’elemento di maggior spaccatura nella storia della tifoseria bianconera. Essere indifferenti ad Allegri è praticamente impossibile, nonostante gli sforzi degli allegriani di negare la fondatezza della loro etichetta (“non sono allegriano, sono solo tifoso/a della Juventus e sostengo tutti quelli che ne fanno parte”) e dei presunti disinteressati, fondatori del marchio “Sticazzers”.

Allegri o lo ami o lo odi, un po’ come la Juventus stessa se usciamo da questa nicchia per aprirci ad un ambito più latamente calcistico e nazionale.

Ma come è Massimiliano Allegri? Nel suo libro, suddiviso in 32 “regole” valevoli come altrettanti capitoli, esprime e chiarifica tutto il suo credo professionale ma prima di tutto umano: il suo approccio educativo e formativo, il suo “istinto ragionato”, la sua predilezione per la leggerezza e il “cazzeggio creativo” di marchio livornese, il suo amore innato per la semplicità.

E appunto la semplicità allegriana è l’elemento chiave di ogni possibile dibattito su Max Allegri, anche se spesso la si lascia inconsciamente sullo sfondo delle chiacchiere più o meno interessanti che si fanno. Tradotta in termini pratici e sul campo, questa semplicità consiste ad esempio nel non preparare le partite in maniera minuziosa e dettagliata, perché per il novello scrittore se costruisci una squadra in tutti i minimi particolari rischi che i giocatori smettano di pensare, diventino come polli d’allevamento e, non appena incontrata una variabile differente rispetto alle previsioni affrontate in allenamento, non sappiano più cosa fare con il pallone tra i piedi. Bisogna invece lasciare ampio spazio all’inventiva, che il più delle volte scade nell’improvvisazione.

Quindi è vero che Allegri non dà alle sue squadre un tema tattico ben preciso, che lascia i suoi giocatori liberi (forse troppo) di creare gioco un po’ “a caso” in base all’evoluzione delle partite, che si basa sul gioco degli avversari, che detesta gli schemi, che spesso punta di più a non subire che a far gol. Tutte caratteristiche da sempre oggetto delle osservazioni dei tifosi più critici, che però hanno spesso suscitato l’indignazione degli allegriani. Ma che Allegri sia fatto così è lui a dirlo, quindi le critiche che muovono da questo dato oggettivo non possono essere bollate come insulti o definizioni ingenerose. Se del caso, si potrà argomentare che questo modo di fare piace, lo si trova ottimale, ideale, persino perfetto. E lì si creerebbe già un felice approdo per un dibattito fin qui abbandonato alle posizioni più arroccate e di principio.

Il libro di Allegri va letto. Perché è il libro dell’allenatore della squadra per cui facciamo il tifo, perché è un libro molto interessante e gradevole, perché parla anche di Juventus ma soprattutto perché è il modo migliore per conoscere veramente Massimiliano Allegri. Cosa spesso trascurata innanzitutto da coloro i quali si schierano a prescindere in sua difesa


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