Allegrismo: la calma e gli 11 trofei

Tributo a quello che è stata l'era di Massimiliano Allegri

 

A cura di Matteo Dionisi

"Noi Allegri non lo vogliamo", iniziò con questo coro, da parte dei tifosi juventini, l'avventura del mister livornese sulla panchina della Juventus, quando in quel mese caldo del luglio 2014, Antonio Conte, colui che aveva riportato la vecchia signora sul podio italiano, decise di rescindere il proprio contratto con il club piemontese. Allegri nel suo primo anno in bianconero è stato bravo a sfruttare il potenziale che aveva a disposizione, anche perché fondamentalmente quella rosa non era così distante, a livello tecnico, da quella di Antonio, la famosa squadra di 10€ che non poteva andare in un ristorante da 100€. Poi alla fine quella squadra è arrivata in finale di Champions League: ecco, forse il grande merito del toscano è stato proprio quello, arrivare fino alla partita contro l'Olympique Lione con il 3-5-2, per poi cambiare e passare alle difesa a 4, la difesa europea.
Così, dopo il suo primo anno sotto la mole e dopo aver conquistato il quarto scudetto di fila (il secondo per Massimiliano), la Coppa Italia e una finale di Champions persa, anche Allegri ha trovato posto nel tempio dei grandi allenatori, dove all'interno si trovano ideee di calcio che si chiamo Sacchismo, Guardiolismo e poi? L' Allegrismo.

ALLEGRISMO- "Ci vuole calma", anche questa frase, ripetuta più volte dal tecnico, fa parte della sua filosofia calcistica. Ma per i tifosi cos'è stato veramente l'Allegrismo? Provo ad immergermi nella mente di ogni tifoso bianconero e provare a rispondere. L'Allegrismo è quella forma calcistica, per molti non bellissima ma, concreta, efficace e che alla fine porta sempre il risultato a casa, quello che conta veramente. Ma restano, paradossalmente in Europa le più belle imprese e "partite incartate" di Allegri: il 3-0 al Barcellona con doppietta di Dybala, le vittorie ad Old Trafford, Wembley, Dortmund, Montecarlo, il pazzo 2-2 all'Allianz Arena di Monaco dopo 70 minuti di Juve straordinaria, l'amara elimizione al Bernabue dopo essere stato sotto 0-3 per 93 minuti, la super rimonta contro l'Atletico Madrid firmata Cristiano Ronaldo. Una serie interminabile di successi che di fatto hanno stabilizzato il club bianconero tra le prime squadre del continente, successi che hanno fatto innamorare e sperare di arrivare a quella coppa tanto abita, anche se alla fine l'Allegrismo non piace a tutti. Ah dimenticavo: lo straordinario filotto di successi consecutivi, 15 precisamente, tra ottobre 2015 e febbraio 2016, quando la Juve iniziò malissimo nel secondo anno del toscano. L'Allegrismo è questo: la giacca lanciata nella partita di Carpi, il solito sorriso con il quale abbandonava il derby con anticipo dopo la prodezza di Pirlo, le conferenze ironiche, ma pungenti, il suo saper comunicare e trasmettere "la calma", sopratutto ai suoi giocatori.

GRAZIE- Poi è arrivata la fine di un ciclo. 16 luglio 2014 - 17 maggio 2019, è durato cinque anni il regno di Massimiliano Allegri, un quinquennio d'oro con 11 trofei raccolti e messi in bacheca. Cinque Scudetti su cinque, 4 Coppe Italia consecutive, due Supercoppe e le due finali di Champions (perse), prima Berlino poi Cardiff. Ha guidato la Juventus per 269 partite considerando tutte le competizioni: per lui sulla panchina bianconera 191 successi, 42 pareggi e 36 sconfitte. Miglior allenatore con la media punti (2.41 a match), allenatore di questa società con la percentuale più alta di vittorie nel campionato italiano (75.5% - 142 successi su 188 partite). Numeri mostruosi e quasi sicuramente impossibili da ripetere. Un solo e semplice grazie, ad uno degli allenatori che hanno fatto la storia della Juventus. Ci mancherà.


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