I dubbi amletici di una capiscer

Di @Juvecrazia.

“Chi siamo noi? Da dove veniamo? Dio esiste? Ma soprattutto: oggi sarò obbligato/a a discutere riguardo le mie opinioni?”

Queste sono le domande retoriche che infestano l’ambiente della tifoseria Juventina su Twitter e la mente dei suoi utenti.

La situazione attuale, sul social, è diventata esasperante, soprattutto durante le partite di quella che dovrebbe essere la squadra per cui tutti tifiamo; un tweet dove si esprima la propria opinione diventa facilmente la sagra degli insulti, personali e non, su qualsiasi argomento: dalla preferenza per un giocatore alla possibilità di mettere in discussione le scelte dell’allenatore.

Proviamo a costruire una strategia d'uscita a questa guerriglia, iniziando a capire le motivazioni dell’una e dell'altra parte.

Una delle domande che mi pongo è: 

“Ma gli strenui difensori dell’allenatore, lo sanno che Allegri è umano e in quanto tale può sbagliare?”. 
Non vogliatemene, amici difensori, e non prendetela come una frase polemica! Sono l'ultima persona che voglia aprirne di nuove in questo momento ma non riesco a comprendere perché ostinarsi a non riconoscere gli errori del nostro tecnico, preferendo scaricarli sulla squadra o sui singoli giocatori. Ribadisco: Allegri è umano e in quanto tale può sbagliare. Diceva il saggio: errare humanum est, errare è umano. Teniamo a mente anche il proseguo dell’aforisma continua così: se errare è umano perseverare autem diabolicum, perseverare è diabolico. 
Credo che ci siano i presupposti per poter parlare di perseveranza da parte del nostro tecnico nella natura di alcune sue scelte e se questa determinazione si può dimostrare vincente, spesso si ottiene l’effetto contrario. Un semplice esempio: molti difensoripensano che i detrattori non amino Mandzukic perché vienesempre criticato (pur potendo ammettere l’esistenza di persone a cui non piaccia in generale) benché la maggior parte, in realtà, il giudizio su Mario Mandzukic lo basi sulle prestazioni della prima parte della stagione, in cui ha risolto molte partite. Allora dove troviamo la ragione di questi giudizi? La verità è semplice e sotto gli occhi di tutti: giocandole tutte, le partite, un attaccante della sua età, non può mantenere costanti nel tempo gli stessi ritmi di un giocatore più giovane. Parliamo pur sempre di 45 partite fisse astagione(38 di serie A, 6 dei gironi di Champions League e 1 di Coppa Italia) da unire a numero che può aumentare in relazione alpercorso di Coppa Italia e in Champions League. Può un giocatore, nel nostro esempio Mario Mandzukic, giocarle tutte quante? Chi lo sostiene può forse essere onesto?

Un'altra domanda che mi pongo è: “Perché prestazione e risultato sono un'unica cosa?” 

Molte volte, quando si prova a discutere della brutta prestazione di una partita vinta, alcuni partono affermando che non si sia veri tifosi perché non si critica quando la squadra vince. La vittoria, purtroppo, non è sinonimo di grande prestazione: talvolta le due cose vanno di pari passo, altre volte no. Quando la prestazione è sotto il livello minimo di decenza, si critica costruttivamente e non per il puro piacere di farlo; avete ragione quando dite: “Allegri se ne sbatte delle vostre opinioni” perché si spera che il suo lavoro lo sappia fare meglio di noi tutti messi insieme.

Io so di non essere nessuno per criticare le idee degli altri e spero che questo pezzo non sia accolto in questo senso, mi piacerebbe piuttosto che fosse uno spunto, per chi volesse coglierlo, per avere una discussione pacata in cui esporre le rispettive ragioni.

Detto questo, fino alla fine forza Juventus.


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