Premesse, pazienza, paura

Le tre P che raccontano gli umori di una tifoseria poco lucida

Scritto da Fabio Villani  | 

 

Alla fine si torna sempre lì, in quel fatidico 17 Maggio poi diventato 16 Giugno con tappa intermedia 31 Maggio: l'esonero di Allegri, l'approdo di Conte all'Inter, l'annuncio di Sarri alla Juventus.

 

Le premesse strumentali

Chi in questi giorni si sta letteralmente riempiendo la bocca di piccole vendette personali, lecite o meno, giuste o sbagliate che siano...lo fa partendo da un presupposto: la Juve ha cacciato Allegri e preso Sarri perchè non le bastava più vincere, doveva farlo col bel gioco.

Chi mi conosce sa bene che detesto l'uso della definizione "bel gioco", usata dai nostri media mainstream principalmente per schernire delle proposte di calcio meno compatibili con quelle che appartengono per definizione alla nostra cultura nazionalpopolare, il gioco all'italiana. 

Ho sempre preferito utilizzare l'espressione gioco funzionale, ovvero un modo di disporsi in campo, attaccare e difendersi in base non solo a dei principi di gioco che un allenatore vuole portare avanti, ma anche un aspetto legato alle caratteristiche dei propri calciatori. 

Pensare che la Juventus abbia cambiato il tecnico livornese per un rinnovato piacere estetico dei nostri dirigenti è buffo anche solo pensarlo, potrebbe far piacere a me che sono un cultore dello sport-entertainment ma non descriverebbe la realtà dei fatti.

La Juve ha cambiato allenatore seguendo un principio puramente economico: il ciclo di Allegri, per la maggiorparte della rosa che allenava, era palesemente finito, ed è molto più semplice cambiare l'allenatore (e tenerlo a libro paga) che cambiare 10-12 giocatori non più compatibili con i dettami dell'allenatore toscano in un mercato complicato come quello di oggi.

Non solo: molti dei giocatori che per l'ex tecnico juventino andavano categoricamente ceduti in estate avevano visto diminuire gradualmente il loro valore di mercato. Per le casse bianconere una rivoluzione era pressochè impossibile da attuare, soprattutto dopo l'operazione onerosa che ha visto l'acquisizione di Cristiano Ronaldo.

Tra i possibili successori, chiamati all'arduo compito di portare risultati e rivalutare un parco giocatori svalutato e depresso...chi meglio di Maurizio Sarri che nel corso degli ultimi anni aveva dimostrato di non avere grosse pretese sul mercato, di lavorare (sodo) sul campo, e di migliorare singolarmente il rendimento di tanti calciatori? La scelta è stata, a mio modo di vedere, giusta e assolutamente sensata. 

 

La pazienza mancante

Se le premesse sono strumentali si fa in fretta a diventare isterici (è il caso di chi si aspettava di portare il pallottoliere ogni 3 giorni dopo soli 4 mesi di lavoro di Sarri), vendicativi (è il caso di chi non vedeva l'ora di ricacciare l'odio verso un professionista che fino a poco tempo fa allenava i rivali del Napoli) o entrambe le cose: il caso di chi ha fatto del credo tattico dell'allenatore precedente un vero e proprio mantra religioso, con tanto di vangelo e riti vodoo.

Nel frattempo la Juventus è ancora imbattuta nelle due competizioni in cui ha giocato, è già agli ottavi di finale di Champions con il primo posto  nel girone già matematico e soprattutto Sarri ha già compiuto un passo imporante del lavoro per il quale era stato chiamato: Dybala, Alex Sandro, Pjanic, Bonucci, Cuadrado, Higuain, Bentancur sono tutti calciatori che sono tornati a rendere almeno secondo i loro standard. 

Il prossimo passo è dare continuità a quel livello, rimettere in sesto gli acciaccati e costruire un'identità di squadra con movimenti da provare e riprovare in allenamento, anche con una certa maniacalità. Una ricerca maniacale che non puoi ottenere in 4 mesi di lavoro dopo un'estate in cui tanti erano con le valigie in mano, 3 soste per le nazionali, una noiosa polmonite di mezzo,  tanti infortuni in uomini strategicamente chiave per il suo progetto tattico, una partita ogni tre giorni con spostamenti in giro per l'Europa e soprattutto l'esigenza di ottenere subito la fiducia coi risultati: ci vuole tempo.

Quello che già in questa settimana (la prima da Agosto senza partite infrasettimanali di mezzo) Sarri avrà per preparare al meglio la sfida dell'Olimpico di Sabato sera.

 

La Paura

Inutile dirlo che gli isterismi letti tra le 15 del pomeriggio di ieri sera fino ad oggi (e credo che continueranno per gran parte di questa settimana) siano legati al fatto che la testa della classifica di Serie A, in questo preciso istante, non appartiene alla Juventus ma ad una rivale storica, l'Inter, allenata dal grande ex Antonio Conte (disprezzato ma sotto sotto ancora amato).

Senza tenere conto che oggi Juve e Inter stanno attraversando due fasi diverse del proprio percorso di crescita, senza tenere conto che la Juventus oggi appartiene già nella lista dei 5-6 squadre che possono ambire ad alzare la Champions League mentre all'Inter oggi interessa ottenere prima di tutto una credibilità in ambito nazionale, senza tenere conto che avere una rivale degna per il campionato è solo un valore aggiunto anche per la stessa Juventus, chiamata ad innalzare la sua concentrazione, le sue prestazioni, la propria proposta calcistica.

Questo, per chi ha a cuore le sorti di questo club.

Per chi preferisce vivere nel terrore della sconfitta tenendo più a cuore la propria reputazione nel proprio bar di riferimento...perchè c'è solo bisogno di definire il proprio ego e la propria personalità tramite i risultati sportivi della squadra amata...la soluzione semplicemente non esiste.

 


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