La partita tattica: cosa non funziona nella Juve di Pirlo

Le difficoltà della Juventus contro il Barcellona

Scritto da Alessandro Lucia  | 

In una serata tragica come quella di Juve-Barca credo sia importante evidenziare le difficoltà della squadra sia nei singoli reparti che come disposizione organica, non tanto nelle debacle dei singoli, che sono state tante e ben distribuite, quanto nelle fasi di costruzione bassa e di pressing.

 

Pirlo dispone la Juve con un 442, che questa volta si vede anche in fase di impostazione, nella quale Bonucci viene in larga parte ignorato, puntando soprattutto su Cuadrado. Juan riceve spesso il pallone con l'obiettivo di attirare su di sé il pressing al fine di trovare Bentancur in posizione attiva, il quale ripetutamente, e più volte con successo, effettua un cambio di gioco verso Chiesa. Per fare ciò, nel primo tempo la soluzione chiesta a Cuadrado è la verticale per Morata che gioca di sponda o lo scarico su Kulusevski.

Proprio allo svedese è chiesto un lavoro più da trequartista che da esterno, ma purtroppo il taglio verso l'interno gli riesce poco e spesso male. Ciò costringe sia Morata che Dybala a un costante arretramento verso il centrocampo, il che potrebbe liberare almeno due volte Kulusevski in campo aperto, ma quest'ultimo sembra poco a suo agio a cercare la profondità e Dybala poco coraggioso quando si tratta di inventare una verticalizzazione.

Tuttavia, le rare volte che lo schema iniziale funziona, Bentancur (e, in misura minore, Bonucci) riesce a trovare Chiesa che resta molto largo. Purtroppo l'ex viola non concretizza mai la faticosa costruzione bianconera, eccetto in occasione del terzo gol annullato a Morata, quando trova un buon cross sul secondo palo poi ributtato in area da Dybala.

Da questo momento in poi, la Juve smette di creare gioco e nelle rare volte in cui si affaccia in avanti, si affida al lavoro sporco di Morata che tenta invano di pulire palloni per i compagni e ai lanci di Bonucci che talvolta sortiscono qualche apprensione alla difesa blaugrana. In maniera poco comprensibile, inoltre, la palla passa tantissimo dai piedi di Cuadrado quando questi è da solo e marcato, col risultato quindi di produrre cross spompati o dribbling uno contro tutti.

 

Ben altro discorso merita la fase di pressing. Nonostante abbia parlato ampiamente della fase di costruzione, è il pressing l'arma principale della squadra di Pirlo nel primo tempo. Inizialmente sembra anche portato molto bene, con Bentancur e Rabiot costantemente in aggressione verso Pjanic e De Jong, ben supportati da Kulusevski che recupera alcuni palloni interessanti.

Tuttavia dal 50' circa in poi la squadra fisicamente fatica tantissimo e smette di pressare in maniera organica, Kulusevski si estranea dal gioco e Bentancur tenta malamente di alzare il pressing da solo, quando però è evidente che le linee sono sfaldate, col risultato di farsi superare sempre, come già successo a Verona e Crotone.

 

Qui c'è da far notare una cosa importantissima: ci sono due modi di interpretare il 442. Uno è quello di tenere le tre linee strette, mediamente basse e serrare le linee di passaggio; e un altro, quello che presumibilmente vorrebbe Pirlo, in cui la mediana e gli attaccanti aggrediscono alti i registi avversari per soffocare la costruzione dal basso.

Per fare ciò è fondamentale avere un giocatore che agisce tra le linee. Quello che fino alla partita scorsa ha fatto Ramsey e che contro il Barcellona doveva, probabilmente, fare Kulusevski.

C'è da dire che questa mancanza non è del tutto imputabile allo svedese, a cui viene chiesto di caricarsi sulle spalle tutta la pesantezza del modulo fluido, troppo fluido, che sta nella mente di Pirlo. Si nota ancora in generale uno scollamento tra i reparti, quello offensivo retto (magistralmente, nonostante il risultato) dal solo Morata e quello difensivo, in cui i quattro non sembrano muoversi in maniera organica: diverse volte metà difesa sale e l'altra metà rincula (e sorprendentemente non sempre Bonucci) vanificando possibili fuorigioco.

 

Non mi soffermo su tutte le critiche che vorrei muovere ai singoli giocatori perché verrebbe fuori un elenco troppo lungo (in primis Dybala da cui mi aspetto molto più coraggio nel tentare la giocata), mi limito invece a una nota di merito per Danilo che tiene botta egregiamente in diverse situazioni (la diagonale su Messi!) e per Morata, la cui propensione per la verticalità lo porta sì a trovarsi spesso in fuorigioco (a quanti gol annullati siamo? Cinque? Sei?) ma che ci serve come il pane, tenendo conto che ormai sa gestire il pallone spalle alla porta come un attaccante completo, ed è difficile privarsene.

 

Per concludere voglio evidenziare tre punti su cui va posta l'attenzione per evitare un tracollo:

 

–   Questa squadra ha un evidente limite fisico che emerge troppo spesso, e l'allenatore ancora non riesce a gestire le energie per tutti i 90 minuti: inspiegabili i cambi così in ritardo e per carità di patria taccio su McKennie esterno sinistro.

–   La costruzione della manovra, sebbene anche godibile, è prevedibile l'incapacità di renderla più eterogenea rende tutto più facile alle difese avversarie. Bisogna trovare più soluzioni.

–   Purtroppo, l'unico giocatore con cui la fluidità di questo modulo funziona discretamente è Ramsey e dato che al momento non esistono valide alternative a lui è decisamente il caso di iniziare a pensare a valide alternative per la gestione delle due fasi.

 

In particolare, e concludo, la linea di centrocampo a due, di cui sono primo sostenitore, dovrebbe essere il fulcro di questa squadra ma non gira come dovrebbe, e non sono del tutto convinto sia esclusivamente un problema di individualità: il reparto è troppo scoperto in fase di pressing e troppo poco supportato in fase di costruzione.

Ci troviamo spesso, e non da oggi, ad affrontare due contro tutti le offensive avversarie, col risultato che se alzano il pressing vengono scavalcati perché la difesa non è abbastanza alta e se invece sono più prudenti si crea una voragine con l'attacco.

C'è ancora tanto da lavorare per Pirlo e per la squadra: il vino forse non sarà di prima qualità, ma ora bisogna evitare che diventi aceto.


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