Liverpool-Barcellona non ci insegna nulla

Se non che Massimiliano Allegri é un pessimo analista

Scritto da Angelo Mineo  | 

 

 

 

Il giorno dopo  una delle partite più emozionanti negli ultimi 15 anni di Champions League si sprecano le analisi sull’impresa storica dei meravigliosi Fab Eleven  di Jurgen Klopp, una gara che assume i contorni della leggenda per qualità del gioco e incertezza del risultato finale, vissuta sul fino di lana sino al 95’ e che nessuno avrebbe potuto pronosticare. O forse no. Ho avuto il sentore che ci fossero buone possibilità di impresa dopo il secondo sfogo fiume di Massimiliano Allegri nel giro di 7 giorni ai microfoni di Sky , un tripudio di oscenità tattiche e di banalità ‘degne del bar Ughi’. In un contesto così scurrile mi ha colpito la prosopopea del mister toscano nel rivendicare il suo pronostico ad inizio stagione sul Barcellona finalista di Champions, ennesima riprova della validità del suo credo : il calcio dipende esclusivamente dalla qualità degli interpreti. La Champions League 2019  è stata una competizione che ci ha permesso di riconciliarci con il calcio, ha riservato sorprese sin dal primo turno eliminatorio e non ha lesinato altri colpi di scena; una coppa che da sempre premia le squadre propositive e ieri non é stata un’eccezione. Il Liverpool ha disputato un doppio confronto sempre propositivo, giocando il pallone costantemente in proiezione offensiva senza mai arretrare il proprio baricentro. Cosa ha spinto, dunque, mister Allegri a spingersi in un pronostico tanto sprezzante quanto erroneo? Una volta di più il discepolo di Galeone non ha perso occasione per fare mera ideologia, riducendo un confronto emozionante e complesso come quello del Camp Nou ad una disputa semplice, in cui Liverpool avrebbe addirittura rischiato l’imbarcata (?). La capacità di analisi di Allegri è pessima, probabilmente inferiore alle sue già discutibili doti dialettiche, ecco perché subito dopo si é  esposto in una analisi sul DNA calcistico delle squadre europee che non può essere intaccato né tantomeno ‘scimmiottato’ da altre squadre. Come se questo Liverpool non fosse figlio dello spettacolare Borussia Dortmund di Klopp, squadra veloce ed iper verticale, capace di ribaltare il campo con 4 passaggi e al contempo di mantenere una linea difensiva altissima ed un pressing costante per tutti i 90’. Allegri rifiuta la riproducibilità del calcio, non concepisce che un modello tattico possa essere trasposto in un altro paese, é cieco davanti al grande cambiamento tattico che stiamo assistendo in Premier Legaue dove i migliori allenatori del mondo hanno aperto una breccia culturale che sta producendo un calcio di possesso che abbina la fisicità ed il ritmo tipici dello stile inglese. No mister,  nel calcio europeo l’equilibrio non serve a nulla. Non è servito nemmeno al Real di Zidane che era la squadra meno equilibrata degli ultimi 10 anni, pessima nelle transizioni negative, con due terzini che passavano l’80% della partita oltre la linea di metà campo. Questo non può certo indicare un pattern valido anche per il calcio italiano, non è detto che i modelli trapiantati da Guardiola e Klopp  in Germania ed in Inghilterra siano replicabili in serie A. Di sicuro però nessuno di noi può escluderlo e non può farlo nemmeno un mister che sta andando in una strada diametralmente  opposta rispetto all’elite del calcio europeo, un percorso che non ha dato frutti in questi ultimi anni e che crede che la difesa posizionale sia la panacea di tutti i mali tattici del mondo (per info chiedere al pessimo Ernesto Valverde).

A margine di un evento FIGC Roberto De Zerbi é stato perentorio nel giudizio sul dibattito calcistico italiano: ‘si banalizzano le idee che non si capiscono’. Non avrei saputo scriverlo meglio, Roberto.


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