Dove eravamo rimasti

Un resoconto di quello che è stata la stagione bianconera e le prospettive per la sua ripartenza

Scritto da Federico Viano  | 

Cercando di riavvicinarmi al mondo del calcio, sono andato a vedere a che punto della stagione juventina eravamo rimasti: sconfitta per 1-0 a Lione, giocatori (alcuni) che sembrava volessero sfiduciare quei dettami richiesti dal nuovo allenatori in controtendenza rispetto alla nuova gestione,nuovi giocatori presi a centrocampo che faticavano e non rendevano, un Dybala che con colpi di genio salvava baracca e burattini.

A prescindere dai messaggi societari, questo risulta essere un anno di transizione e se la Juve riuscirà a vincere, continuando ad imporsi sarà un risultato straordinario.

Ma cosa vuol dire anno di transizione?

Fondamentalmente cambiamento e ricambio generazionale perchè arriva un momento in cui le strade della società e dei suoi giocatori simbolo, senatori o bandiere devono dividersi e la società deve fare delle scelte per dare una continuità nelle vittorie.

La Juve ha scelto di cambiare non solo i propri giocatori ma anche il proprio atteggiamento in campo e se si vuole essere coerenti e puntare a vincere lo si accetta e si prendono decisioni in quella direzione. Altrimenti si può fare marcia indietro, tenere i giocatori e dare continuità all’atteggiamento generale della squadra tenuto da anni fino ad oggi; Il vero disastro sarebbe rimanere a metà: voler cambiare senza avere il coraggio di farlo. Il grigio non esiste, esiste o il bianco o il nero.

Purtroppo questo processo di cambiamento dovrà affrontare un’interruzione forzata del campionato, in un momento decisivo, e la sua ripresa in condizioni straordinarie: tante partite racchiuse in poco tempo per un lungo periodo (45 giorni circa).

Normalmente questi tour de force durano meno, 2 o 3 partite a settimana le si affrontava per meno di un mese (3 settimane al massimo) ma erano competizioni diverse, in questo caso si affronterà una sola competizione.

Sono convinto il processo di cambiamento continuerà, il nostro allenatore non cambierà i propri principi ma dovrà essere saggio ed “elastico” nelle proprie scelte: 12/13 giocatori e un solo schema pre partita non basteranno per affrontare questa “fase 2” del campionato.

Quello che spero non cambi è il nostro atteggiamento nei big match: squadra alta,aggressiva e senza la volontà gestire o accontentarsi. Che in una partita in bilico o “che possa andare bene così” si continui ad inserire a 10 minuti dalla fine un giocatore offensivo (cercando comunque di mantenere un equilibrio) piuttosto che chiudersi dietro.

Riguardo alla Champions League la speranza è la stessa, non si hanno ancora molte certezze sul calendario e luoghi dove si svolgerà, ma saranno anche li tempi stretti e partite ravvicinate.

Possiamo dire che l’unico vantaggio (forse) di questa fase straordinaria del calcio è poter affrontare le diverse competizioni una alla volta.


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