Il fascismo juventino vs. la nuova frontiera del tifo

Realtà social e modi diversi di essere tifosi

Scritto da Abra  | 

Tra i diversi modi di vivere il calcio (o lo sport in generale), il più diffuso è quello che ha più caratteristiche in comune, con le dovute proporzioni, con l’ideologia fascista. Si potrebbe fare un parallelo tra la squadra e tifosi che la circondano come una nazione, che aspira ad avere una forte identità, omogeneità e appartenenza, rifiutando l’individualismo e tutto quello che potrebbe mettere in pericolo la compattezza.

 

Facendo un giro sui social, Juventus twitter in particolare, si intravede subito la ferocia e la convinzione con la quale numerosi tifosi cercano di proteggere e imporre il loro ideale modo di vivere il calcio. Si persegue una politica di juventinizazzione forzata, esaltando l'obbedienza, anche cieca, irrazionale e totale. La Juve, qualcosa di sacro ed inattaccabile, è sopra di tutto. Ha una sua identità, un suo stile ben definito, superiore, trascendente, che rappresenta l’apice di quanto si possa raggiungere in ambito etico sportivo. La vittoria come scopo unico, la premiazione della mediocrità solo perché ricoperta di tratti combattenti, la mortificazione dell’estetica.

Di conseguenza si arriva ad imporre agli allenatori come vestirsi, ai giocatori quando uscire di casa, a vomitare pagliacciate in ukulele per deridere gli avversari, e a considerare nemici ed attaccare altri gruppi che il calcio la vivono in modo differente, più leggero, con meno serietà e di seguito anche meno conformità verso la loro ideologia totalitaria.

Comportamento questo, che si spiega banalmente con la voglia di appartenenza in qualcosa di grande e nobile, trasformando se stessi in fascistelli per integrarsi in questa maggioranza di tifosi.

Uomini e donne 40enni che vanno in trincea a combattere e ad assimilare la ‘minoranza ribelle’, solo perché sfidano le loro convinzioni, e magari fanno dubitare che di nobile e giusto in quel tipo di vivere il calcio non c’è niente.

 

Trovo ancora più inspiegabile che questo comportamento è predominante in una squadra alquanto globale. Mi fa molto meno impressione se accade in piccole realtà, a squadre legate fortemente alla città e alla cultura locale, come il Napoli. Abbastanza ridicolo, nel 21esimo secolo, volere ciecamente ed intenzionalmente approvare ed ingoiare tutto quello che un azienda scarica verso di voi. Perché in fin dei conti, la Juve è un solo azienda e voi siete solo dei poveri consumatori. La ‘fede’ calcistica, il fino alla fine, sono solo trovate di marketing, mezzi per tenere le pecore dentro il recinto. E’ equivalente a fare le guerra tra a chi piace di più la Coca Cola o la Pepsi, a giustificare la Ferrero se domani mette il sale dentro la Nutella, o difendere Netflix se produce serie alla Don Matteo. The greatest trick Agnelli ever pulled was to convince the supporters they are anything more than clients (semicit).

Eliminate la trincerocrazia dai vostri pensieri; se combattete ogni giorno per mettere i paraocchi anche a chi non vuole, questo non fa sì che la Juve appartenga di più a voi, non vi rende speciali.

 

Dobbiamo sforzarci ad arrivare collettivamente all'ubermensch del tifo: trattare il calcio come semplice prodotto da consumo, niente di sacro, niente di incriticabile. Si deve poter essere contro il ritorno di nonno Buffon, considerare Mandzukic un mediocre, e Allegri un miracolato, senza cadere nello squadrismo. Aprite gli occhi, se la vera juventinita è quella descritta all’inizio dell’articolo, io mi vergognerei di averla, e spero in un futuro non lontano, pure voi.

 

 

 

 

 

 


💬 Commenti