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La Juventus e i giovani: abbiamo un problema?

Analisi e numeri che parlano di una mancata valorizzazione

Disclaimer: i numeri che ho ricavato non tengono conto dell’eventuale differenza nel numero di partite giocate, che potrebbe variare in base a squadra e campionato. Il mio scopo era verificare l’esistenza di una tendenza generale senza tenere conto delle specificità, se non quelle indicate. Tutti i numeri hanno come fonte transfermarkt e sono aggiornati al 15 marzo 2021.

 

L’idea di questa ricerca nasce alla fine della partita di Cagliari, quando Pirlo ha escluso dai giochi ancora una volta Nicolò Fagioli. Alla fine del match contro il Crotone del 22 febbraio scorso, quando il centrocampista bianconero ha saggiato il campo per una ventina di minuti, i primi in serie A, il mister ebbe a dire che “non va caricato di troppe responsabilità”, perché “è ancora molto giovane”. Da quel momento, nonostante un’emergenza tale di cui fatico a ricordare un precedente, unita alle tante partite ravvicinate, il giocatore non ha più visto il campo. Al fischio finale in Sardegna mi sono sentito deluso e tradito dall’allenatore, che ricorderete aveva esordito stupendo tutti con Frabotta preferito all’uscente De Sciglio; il messaggio sembrava essere chiaro: io tiro dritto e non guardo in faccia a nessuno. Quindi, perché? Il problema è senza dubbio il mio, quando mi appiglio ai cosiddetti giovani nella disperata ricerca di entusiasmo nella novità. Ho chiaramente un tarlo quando sostengo che si sarebbero potuti concedere minuti a un ventenne in una partita già vinta, al posto di un giocatore che veniva dai 120 della partita con il Porto. O no? Abbiamo, in Italia, nel movimento calcistico nostrano, alla Juventus, un problema con la gioventù?

Dei cinque maggiori campionati europei (Serie A, Premier League, Bundesliga, Ligue 1 e Liga) quello italiano è -sorprendentemente- quarto per minuti in campo di giocatori nati dopo il primo gennaio 2000. Con 22573 supera di poco i 21770 della Spagna, per altro con un numero di giocatori accostabile, 58 a 55. Al terzo posto c’è la Premier, distanziata a 28355. Il confronto con Germania e Francia è un bagno di sangue; con rispettivamente 32846 e 63296 occupano i primi due posti con i transalpini che farebbero meglio di tutti anche considerando solo i 34426 minuti di giocatori nati esclusivamente nell’anno solare 2000. I tedeschi dal canto loro potrebbero rivendicare le due squadre in meno militanti nel loro campionato, assenza che viene però più che degnamente mascherata dai numeri del Borussia Dortmund. I gialloneri dominano tra le big europee per gioventù, e Håland e Sancho sono i due giocatori con valore di mercato più alto tra gli under 20. In questa classifica, tra i primi 25, il BVB figura quattro volte (gli altri due sono Reyna e Bellingham), contro i due soli espressi dall’intero movimento calcistico italiano ovvero Kulusevski, solo undicesimo, e Tonali, il solo italiano presente – per altro entrambi pagati profumatamente dai loro club, al contrario di nove decimi della top 10.

Se invece includiamo solo il minutaggio dei nati nel nuovo millennio (quindi dopo il primo gennaio 2001) le cose cambiano parecchio. I 1264 minuti in campo di Ilić per il Verona non servono a raggiungere la Premier a 8389, che viene però superata stavolta dalla Liga spagnola (10402) mentre Bundes e Ligue 1 restano irragiungibili (14725 e 28870 rispettivamente). Il serbo classe 2001, per altro in prestito dal Manchester City, è l’unico a superare i mille minuti in Serie A, che si attesta mestamente quinta con 6799. I gialloblù sono i migliori da questo punto di vista, con 1751 minuti totali per quattro giocatori, in un campionato che vede la squadra in testa, l’Inter, non aver concesso nemmeno un minuto a giocatori under 20, in compagnia della Lazio, mentre il Napoli si salva in corner con gli 11 minuti di Cioffi contro la Fiorentina, sul 5 a 0. Solo Siviglia e Tottenham, tra le squadre di vertice fuori dai nostri confini, hanno lo stesso score. E la Juventus? Oltre i 20 minuti già menzionati di Fagioli, partecipa con il minuto di recupero giocato da Drăgușin contro il Genoa. Ma non è tutto.

Di seguito i venti club con la rosa più preziosa, ordinati per minuti in campo a nati post 2001 in tutte le competizioni: Borussia Dortmund (4558), Liverpool (3688), Barcellona (3588), Arsenal (3137), Wolverhampton (2785), Manchester United (2167), Leicester (1398), Manchester City (1369), Bayern Monaco (1179), Real Madrid (914), PSG (754), Chelsea (510), Milan (495), Juventus (345), Everton (330), Lipsia (301), Tottenham (168), Atletico Madrid (47), Napoli (11), Inter (0).

Decidete voi cosa fare di questi numeri. Io ho tratto una conclusione: abbiamo un grave problema di valorizzazione dei giovani. No, il talento calcistico non si ferma al Brennero o a Ventimiglia; no, non abbiamo “chiuso i porti”. Non stiamo crescendo giocatori stranieri a danno dei nostri. I numeri di minutaggo in campionato non si riferiscono solo a giocatori locali; se così fosse mi chiederei cosa danno in pasto all’estero ai calciatori in età adolescenziale. La scusa del “se fossero forti giocherebbero” non regge più: l’implicazione sarebbe che abbiamo disimparato a scovare il talento prima degli altri. Quello che manca è quello che agli italiani più difetta: apertura al nuovo, oltre a una dose sempre necessaria di coraggio. Il coraggio di cosa, poi? Se manca ci il fegato di mettere in campo Nicolò Fagioli stiamo ancora scegliendo quella che crediamo essere la strada più sicura per il risultato, anche a discapito del talento. Una cosa in cui siamo maestri in Europa. Che poi presenta il conto.

 

 

 

 

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