Perché Buffon? Perché oggi?

Cosa aspettarci dal ritorno fuori tempo massimo dell’ex numero

Scritto da Angelo Mineo  | 

 

 

 

Che la sessione di mercato estiva 2019 non sarebbe stata la convenzionale tiritera di nomi degli anni passati  lo avevamo intuito quel bellissimo pomeriggio del 17 Maggio, dopo l’annuncio dell’esonero di Massimiliano Allegri che ipse facto rappresentava un “liberi tutti”. I tanti nomi accostati alla Juventus, più o meno vicini, sembravano confermare questa felice sensazione di stacco netto con il passato ma come un fulmine a ciel sereno arriva ieri notte la notizia che mai avrei voluto leggere.

Chi vi scrive non ha vissuto un grande rapporto con i senatori della Juventus del ciclo Andrea Agnelli, nella famigerata BBBC rintraccio gran parte delle scelte conservatrici e reazionarie che non hanno fatto il bene della Juventus ma hanno permesso ai senatori di mantenere intatto il proprio potere sul campo e nello spogliatoio.

Persino un personaggio perfetto fuori dal campo come Andrea Barzagli è riuscito a diventare una macchietta ridondante con un rinnovo di contratto che non ha portato alcun beneficio al giocatore o allo spogliatoio, mai spaccato come quest’anno. L’unico effetto sortito da quel maledetto prolungamento è stata l’umiliazione del ragazzo che, dopo mesi di assenza forzata dai campi, si rompe nei primi 5’ del suo ritorno contro l’udinese, lasciando il campo tra le lacrime sue e dei tanti tifosi che preferivano ricordare Barzagli come il giocatore che è stato e non come “il cavallo di razza che non ha bisogno di corse di rientro” (sigh).

Quello che più disturba dell’imminente ritorno di Gianluigi Buffon è l’assoluta mancanza di senso dentro e fuori dal campo, da buon senatore ultra decennale é chiaro che l’ex numero 1 non farà mancare la sua ingombrante opinione in una squadra che con Maurizio Sarri tenterà di dare una nuova impronta di calcio qualitativo alle vittorie della Juventus. Non si può certo dire che fuori dal campo Buffon si sia mostrato un fan accanito del calcio propositivo, l’infausto discorso davanti ai microfoni dopo Juve-Sassuolo rappresenta una macchia a mio modesto avviso indelebile su un personaggio che è sempre stato sovrastimato nel suo ruolo di capitano da tifosi e addetti ai lavori. Come dimenticare, poi, l’infame conferenza  stampa pre Cardiff in cui il pavido capitano mostrava un’eccessiva dose di timore che non lasciava presagire nulla di buono per la finale del 3 Giugno 2017.

Siamo clementi, non andremo a scavare nei fruttini e nel bidone dell’immondizia al posto del cuore perché catalogheremo quella uscita a vuoto come dettata dalla frustrazione di un giocatore e di un uomo che non ha mai capito quando era il momento di dire basta.

Cosa aggiungere sul Buffon calciatore? La pessima partita di Cardiff era un segnale inequivocabile che la data di scadenza sull’etichetta era stata ampiamente superata, anche in nazionale l’ex numero 1 ha fatto in tempo a dimostrare la sua inadeguatezza ad altissimi livelli insieme al manipolo di senatori che è riuscito nell’impresa di non battere la Svezia in un doppio confronto. Se qualcuno avesse ulteriori dubbi sullo stato di Buffon giocatore è arrivata come una sentenza la stagione 2019 giocata a livelli mediocri e che è costata al PSG una facile qualificazione ai quarti di finale di Champions League, memorabile la papera sul primo gol di Lukaku, e a Buffon un rinnovo di contratto che all’antivigilia della partita tutti gli addetti ai lavori davano per scontato. Da aprile in poi Tuchel gli ha sempre preferito Areola, certificando la fine ignominiosa di un mito.

Ma arriva la Juventus,  interviene Andrea Agnelli e tutto sembra predisposto per una difficile convivenza tra il maestoso Szczesny visto in questi ultimi tre anni e l’ex numero uno del mondo che non sembra riuscire ad accettare il passare del tempo e che, siamo pronti a giurarci, non si rassegnerà nemmeno al ruolo di secondo portiere.


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